Tesi

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Presso +LAB è possibile svolgere tesi di ricerca e di progettazione o svolgere il proprio stage curriculare lavorando sulle stampanti 3D. Le aree di ricerca sono attualmente inerenti a sperimentazioni su materiali innovativi e applicazioni che  avvicinano la stampa 3D a mondi apparentemente distanti, come quello dell'artigianato, della disabilità, della fotografia, dell'arte e della moda.

 

At +LAB is possible for students to develop their research or design thesis, or undertake their curricular internship working with 3D printers. Actually reasearch areas are related to experiments about innovative materials and applications that bring in contact 3D printing with other topics, such as crafts, disability, photography, art and fashion.

Ago e filo

"Ago e filo. Diabete, co-design e nueve tecnologie." di Matteo Bassani (2015)

I microinfusori odierni sono un metodo sempre più efficace per la cura del Diabete, ma queste macchine sono effettivamente “sopportabili” dall’utente?
Il paziente in cura come convive con il dispositivo che lo mantiene in salute?
L’autonomia della macchina è effettivamente comparabile alle aspettative dei malati?
Questa ricerca è stata intrapresa al fine di scoprire i limiti della tecnologia odierna in campo medicale open-source, nello specifico verso il diabete ed il microinfusore.
Attraverso questionari ed incontri di workshop, è stato intervistato un campione di utenti di modo da evidenziare le reali necessità e difficoltà di un paziente in cura con la pompa insulinica; analizzando, nel contempo, i dispositivi in commercio, focalizzando l’attenzione su pregi e criticità.
Sono state scelte due strade al fine di sviluppare soluzioni atte a risolvere le necessità espresse dai pazienti: concettualizzazione e prototipazione rapida FDM di accessori per migliorare la convivenza con le pompe insuliniche attuali, ed una proposta ex-novo di implementazione su microinfusore (comprensiva di ricerca per la concettualizzazione di un micro di nuova generazione), secondo i trend tecnologici odierni e dell’immediato futuro.
La produzione ed i test dei dimostratori sono elementi cruciali al fine della determinazione delle potenzialità della stampa FDM connessa all’ambito sanitario open-source: l’obiettivo è quello di migliorare la convivenza con i dispositivi oggi in uso, con accessori riproducibili ovunque nel mondo, modificabili e a basso costo, ed offrire un’alternativa, valida per i prossimi anni, ai diabetici che decideranno di dotarsi di microinfusore.

DIYJ

"D.I.Y.J. Proposta per un'autoprogettazione 2.0" di Erica Contran (2015)

 

Questa tesi si pone all’interno di un panorama in forte fermento, creando un collegamento tra le nuove tecnologie e il fenomeno sempre più diffuso dell’autoproduzione. Dall’avvento della stampa 3D ci si è chiesti come questa potesse modificare il sistema produttivo e in che modo potesse estrare nelle case di tutti.

In queste pagine si indagano la potenzialità della stampa 3D, con l’obiettivo di renderla al servizio di tutti, senza differenze di genere, pensando un possibile utilizzo nella produzione di elementi di connessione. Dopo aver approfondito il contesto sociale ed economico, peculiare di questo preciso momento storico, le caratteristiche tecniche della stampa FDM e i sistemi di connessione presenti sul mercato, si propone un sistema di giunti pensati per questa tecnologia. Del giunto vengono sperimentati i materiali di stampa e le variabili che influenzano la resistenza dell’elemento finito. Il risultato è un insieme di quattro elementi di connessione che offrono all’utente la possibilità di mettersi in gioco e costruire in prima persona i propri elementi di arredo, trasferendo su di essi un apporto emotivo che permetterà di allungare il fine vita degli oggetti prodotti. La declinazione dei giunti, seppur suggerita in alcune conformazioni, è lasciata alla creatività e necessità, permettendo quindi di utilizzare lo stesso elemento un numero illimitato di volte.

Lavoriamoci su

"Lavoriamoci su" di Valerio Fausti (2015)

 

Viviamo in una società che sta attraversando profondi cambiamenti socio-economici.

La crisi, iniziata nel 2008 e tuttora in atto, ha portato alla luce la fragilità dell’attuale sistema economico e sociale, facendoci interrogare su quali siano le possibili strade alternative.

Da almeno 5 anni a questa parte, si assiste alla rinnovata attenzione mediatica verso l’artigianato, soprattutto in chiave digitale, come punto da cui ripartire.

È davvero così? Sono stati scritti molti libri e articoli sul tema, sono invece pochi i tentativi di verificare le reali potenzialità del binomio artigianato/manifattura digitale.

“Lavoriamoci su” raccoglie questa sfida e, partendo dalla tecnologia digitale per eccellenza, la stampa 3d, crea un percorso di sperimentazione con l’artigianato. L’obiettivo è testare le potenzialità della tecnologia FDM nella manifattura e, soprattutto, si vuole trovare un punto d’incontro tra il saper fare e le nuove tecnologie, tra analogico e digitale, nella convinzione che l’innovazione parta proprio dal dialogo.

Insieme all’artigianato e alla stampa 3d FDM, il progetto di ricerca unisce un terzo elemento chiave, la figura del designer.

Il secondo interrogativo a cui “Lavoriamoci su” vuole dar risposta è quale sia il ruolo del designer nella società contemporanea.

In un sistema produttivo in profonda crisi, anche il disegno industriale si trova a doversi interrogare sul proprio ruolo, nell’industria ma, ancor più nella società in cui opera.

Il progetto è ambizioso, e il percorso descritto all’interno dell’elaborato si prefigge di dare risposta ai tanti interrogativi attraverso l’utilizzo di questionari, dati, interviste ed esperienze in prima persona, fatte rigorosamente “sul campo”, oltre che arricchito da un’approfondita fase di sperimentazione accanto agli artigiani.

Il lavoro è contestualizzato da un legame con il territorio lombardo, nel quale nasce e si sviluppa il progetto di ricerca.

Grazie alle peculiarità degli attori coinvolti nella sperimentazione, e alla quantità delle informazioni elaborate, “Lavoriamoci su” può essere considerato come una vera e propria istantanea delle potenzialità e dei limiti della stampa 3d FDM.

Composites extrusion project

"Composites extrusion project: verso la stempa 3D di materiali compositi" di Gabriele Natale (2014)

 

Considerando l’attuale scenario produttivo-tecnologico in cui è sempre più frequente l’utilizzo di tecniche di Additive Manufacturing nelle varie fasi della progettazione e realizzazione di prodotti, si vuole indagare se è possibile creare una procedura sperimentale di estrusione in grado di depositare materiali compositi. Nella seguente trattazione sono state svolte alcune sperimentazioni sulla tecnica di stampa tridimensionale definita con il nome “LDM”, acronimo di “Liquid Deposition Modeling”, in cui il materiale di stampa si trova allo stato liquido e una volta depositato passa allo stato solido. Sono state effettuate diverse ricerche per comprendere le possibilità e i limiti di questa nuova tecnologia. Nello specifico sono stati stampati compositi a matrice polimerica sia termoplastica che termoindurente con nanocariche e fibre depositate in maniera controllata. Al fine di estrudere questo range di materiali dalla viscosità variabile, inizialmente è stato progettato e realizzato un estrusore a siringa che ha permesso di gestire gli errori con estrema facilità. Per aumentare le prestazioni della macchina, dopo alcuni mesi e dopo un accurato sviluppo il sistema a cartucce è stato sostituito da una pompa volumetrica a vite senza fine anch’essa progettata e realizzata in tre versioni. Per ogni estrusore sono state effettuate delle stampe preventive con materiali a basso grado di difficoltà di gestione come argille e cariche naturali.